Sant'Alfio

              Volendo allestire un itinerario turistico il punto di partenza è indubbiamente fissato nel centro storico del paese, rimasto praticamente immutato dalla sua origine (inizi’700). Conserva diversi palazzi nobiliari in stile neoclassico, uno dei quali ospita il palazzo municipale, ed un’integrità urbanistica difficilmente riscontrabile tra gli altri paesini etnei. L’attrattiva maggiore è certamente rappresentata dalla chiesa madre (1). L’inconfondibile facciata in pietra lavica grezza, perfettamente integrata nel paesaggio, è unica nel suo genere. La chiesa costruita interamente con sacrificio ed impegno da maestranze locali ed a titolo gratuito vede risalire le sue origini alla fine del 1600. All’inizio era ad un’unica navata, poi essendo notevolmente aumentato il numero degli abitanti del paese, nel 1867 grazie all’interessamento del sacerdote Giacomo Nicotra, fu ampliata, portando a tre il numero delle navate, ed allungata al transetto fin all’altare maggiore. Nel 1894 furono completati i lavori all’interno con l’abbellimento degli 11 altari, rifiniti tutti con marmi pregiati. Nel 1923 venne abbattuta la vecchia facciata per far posto alla nuova, leggermente più arretrata ma più grande in quanto abbraccia per intero le tre navate. Di rilievo l'artistico campanile che si impone all’ammirazione per la ricercatezza degli elementi formali. La grande campana rifusa ad Agnone nel 1925, porta impresse le effigi dei santi, ha il nome di Alfia e pesa 45 quintali. L'interno è ricco di numerose tele, tra le tante un cenno particolare merita la tela di Vito D'Anna (1718-1769) da Acireale, allievo del maestro Paolo Vasta, raffigurante i tre Santi martiri Alfio, Filadelfo e Cirino, nell’atto di ricevere la corona dal bambino che sta nelle braccia della Madonna delle Grazie alla quale un tempo la chiesa era dedicata. Notevoli anche gli affreschi al centro dell’abside con il trionfo dei santi martiri, ad opera del pittore acese Saru Spina del 1886, e quelli attorno alla cupola con le effigi dei quattro evangelisti ad opera del pittore acese professore Francesco Patanè del 1942. La chiesa è dedicata ai santi Alfio, Filadelfo e Cirino. Uscendo dalla chiesa, ci si imbatte nello splendido belvedere della piazza Duomo, balcone sullo Jonio, dai paesaggi mozzafiato. Lasciato il centro storico si procede per le vie Mons.Nicotra, Contarino, Delle Scuole per imboccare via A.Diaz, qui troviamo la Chiesa del Calvario (2) risalente al 1885, eretta grazie all’interessamento del sacerdote Domenico Caltabiano. Sita in posizione panoramicissima, vi si accede da un’imponente scalinata in pietra lavica; presenta una struttura a tre navate e conserva interessanti altari lignei.

 Tornando indietro da via A.Diaz e proseguendo per via Etnea e via Catania si arriva al quartiere di Nucifora (3). Interessante la copertura con lastre in pietra lavica della via principale e la piccola  chiesa.

Proseguendo da Nucifora verso la strada provinciale che conduce a Linguaglossa si incontra l’imponente e leggendario Castagno dei Cento Cavalli (4).  Miti e racconti popolari, legati al suo nome e alla sua esistenza, lo vedono protagonista di un episodio che sa di  favola, secondo la quale la Regina Giovanna D’Aragona recatasi a visitare l’Etna, sorpresa da un violento temporale, trovò riparo assieme al suo seguito composto da cento cavalieri, sotto le sue immense fronde. La sua età, al di la di ogni umana previsione, viene stimata da autorevoli studiosi tra i 2000 e i 4000 anni, il ché ne fa l’albero più grande (per la sua circonferenza di circa 52 metri) e più longevo d’Europa.

A poca distanza dal castagno dei cento cavalli, in località Taverna nel territorio di Mascali, vegeta un altro esemplare di castagno millenario chiamato Castagno La Nave (5), per le sue ragguardevoli misure simili appunto a quelle di una nave. Nel lessico locale viene anche chiamato “arrusbigghia sonnu” in quanto i carrettieri ancora assonnati da prematuro risveglio, passando sotto le sue fronde, non avvedondosi dell’ostacolo, venivano svegliati dai rami che sovrastavano la strada. Proprio di fronte al castagno la nave, si inerpica la strada di campanaro che ci condurrà in località Magazzeni. Qui immersa nei noccioleti troviamo una piccola Chiesa Santuario costruita nel 1958, in memoria del miracolo del 3 novembre 1928, quando una grossa colata lavica che stava per investire il paese, si arrestò di fronte alle reliquie dei santi patroni portati in processione sin lassù. Proseguendo per la Mareneve a circa 16 km dal centro storico, a  1740 m s.l.m., si arriva al Rifugio Citelli (punto base n.15 del Parco dell’Etna), sempre aperto, dotato di bar, ristorante e camere per il pernottamento. Il panorama qui è mozzafiato, da un lato verso il mare a perdita d’occhio fino all’orizzonte, dall’altro i Crateri Sommitali, Pizzi Deneri e l’imponente Monte Frumento delle Concazze.

Da qui è possibile effettuare numerose escursioni anche in cima al vulcano, ed inoltre durante la stagione invernale l’area è attrezzata per praticare sci alpinismo, escursionistico o di fondo. Lasciando questo paesaggio tipicamente montano, tornando giù verso valle, in giro per le campagne, interessante da ammirare l’architettura rurale dei casolari in pietra lavica, dei palmenti per la pigiatura e fermentazione del vino; numerose ancora le Edicole Votive e gli altarini posti all'esterno delle pareti delle case, con l'immagine del santo, simbolo di augurio, ringraziamento e protezione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

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