54° FESTIVAL DEL TEATRO GRECO DI SIRACUSA STAGIONE 2018

 

Tiranno, eroe, governo: ascesa e declino.
Con queste parole il grande legislatore ateniese Solone, agli inizi del VI secolo a.C., fissava in una sintesi poetica perfetta una dialettica virtuosa e al contempo perversa: quella che l’uomo greco vede sorgere nell’animo umano grazie all’esercizio del potere. Il potere fa del governante saggio ed equilibrato un sovrano “assoluto”, portato a esercitare violenza e sopraffazione sugli altri e ad alienare se stesso; lo trascina dall’apice della fortuna all’abisso della rovina. Tragico è dunque il corto circuito innescato da vocaboli come “tirannide” : parole che nella Grecia antica risultano ambivalenti e che, nell’Atene di V e IV secolo a.C., si caricano di valenze inusitate (all’origine il termine è un concetto positivo: indica il grande pacificatore)… A questo tragico corto circuito si ispira il concept di questa stagione. Perché?

Perché la metafora del potere è metafora della vita stessa, è apologo morale che ci obbliga a riflettere sulla precarietà della sorte umana, sulla sua mutevolezza imperscrutabile e spesso irragionevole. Intorno a questa riflessione si aggrovigliano i nodi esistenziali degli eroi – positivi e negativi – della tragedia greca. Le biografie dei tiranni della storia greca si colorano dei tratti topici delle biografie degli eroi del mito: infanzia marginale e predestinazione, segnalate talora da una qualche deformità, fisica e/o morale, matrimonio importante e ascesa sociale, gesta di conquista e attività di fondazione, tracollo del potere e morte eccezionale – in definitiva, squilibrio e disarmonia, che si estrinsecano in un impulso alla contraddizione e all’eccesso. Nel bene e nel male. Ed è così che eroe e antieroe diventano facce della stessa medaglia e della stessa persona, ed è così che nella tragedia greca il tiranno diviene figura titanica nella sua grandezza, il cui prestigio e potere si ritorcono anche, anzi soprattutto, contro se stesso: persino al di là della sua stessa volontà. Il tiranno è infatti costretto alla solitudine e al crimine, e diviene perciò vittima di se stesso. Questo il fil rouge che collega i tre drammi proposti per la stagione 2018 degli spettacoli di Siracusa.